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Qual è l’età giusta per la prima vacanza da soli?

Spesso i genitori si arenano davanti la domanda : “A quale età mandarli in vacanza da soli?!” Forse è meglio prima di tutto che siano gli stessi genitori a convincersi che un breve periodo di distacco dai propri figli fa parte integrante della loro formazione.

Non ci si misura con il mondo senza cominciare a esplorarlo, meglio iniziare accompagnati dalle persone più care e poi, pian piano, con qualche breve soggiorno fuori casa, da amici, con la scuola o altre organizzazioni di provata competenza.

Non c’è genitore che affiderebbe a sconosciuti o sprovveduti i propri figli, ma una volta che tutte le precauzioni sono state prese, padri e madri dovrebbero essere contenti che i loro figli comincino a soddisfare il loro bisogno di autonomia e di avventura in un ambiente sorvegliato.

L’iperprotettività si configura spesso come l’idea che soltanto accanto ai loro genitori i figli stiano al sicuro e questa è all’origine di tante difficoltà che i bambini sperimentano quando provano a staccarsi da casa.

I figli non vanno forzati ad andarsene ma preparati fin da piccoli a considerare l’autonomia e l’avventura come preziosi valori che vengono prima sperimentati con i genitori, poi con gli amici e infine anche da soli. Il limite tra percezione dell’abbandono e cultura dell’autonomia non è poi così sottile, quindi, cari genitori, non temete di sembrare lascivi e disinteressati ai vostri ‘piccoli’, tutt’altro, considerate la vostra predisposizione all’emancipazione dei bimbi e dei ragazzi come uno dei più bei regali che possiate fargli. Questo non eviterà che piccoli e grandi avvertano la reciproca mancanza, ma quando si è sicuri che la lontananza non significa perdita, la nostalgia delle persone care non ci impedirà di muoverci e di esplorare, certi come siamo che presto ci incontreremo di nuovo, più ricchi, più pieni, più consapevoli, pronti a condividere mondi nuovi.

I genitori attenti, dunque, cureranno la gradualità dei distacchi e noteranno che i tempi e i ritmi di maturazione non sono uguali per tutti i bambini. Eviteranno quindi di spingere prematuramente i piccoli a separarsi «perché tutti alla loro età sanno stare lontani dalla famiglia».

Rispettiamo i tempi dei bambini ma non dimentichiamo di far capire loro che si cresce mettendosi alla prova, e la provvisoria separazione è una delle prove principali. Ricordiamo loro che le difficoltà nascondono sempre un premio, un motivo di crescita, un’opportunità di felicità.

Tutto questo riuscirà più facile se fin dall’inizio avremo esplorato il mondo con loro, intendendo per mondo la nostra strada, il nostro quartiere, un parco, e se avremo giocato con loro. Il gioco, soprattutto all’aria aperta, è il modo migliore e più naturale per allenarsi alla vita, perché prevede distacchi e unioni, sorprese, avventure e movimento.

Se, vivendo accanto a loro fin dall’inizio della vita, saremo riusciti a conoscerci bene reciprocamente, sarà più semplice capire, quando saranno più grandi, se sono pronti per la prima vacanza da soli. Saranno loro stessi a chiederlo e noi avremo maggiori possibilità di concedere il permesso a ragion veduta, perché hanno già fatto con noi un’esperienza guidata di distacco dalla famiglia. Ecco perché è difficile individuare quale sia l’età giusta per la prima prova di viaggio lontano da casa.

Alcuni non sono pronti a 15 anni, altri potrebbero provare già a 6 anni, se i genitori sono sufficientemente sicuri della capacità dei figli di non scambiare l’avventura con la temerarietà, di saper pensare con la propria testa, di non seguire pedissequamente le regole del gruppo.

Noi di Campi Avventura abbiamo scelto i 6 anni come età d’inizio per questo viaggio verso l’emancipazione e l’indipendenza dei bimbi, consapevoli e sostenuti dall’esperienza che in un’ambiente consono e progettato per loro, fin da piccolissimi, possono trovare grande giovamento da questo ‘salto senza cinture’. L'intero staff è a disposizione delle famiglie per aiutarli alla "prima esperienza fuori casa" facendo da tramite tra il bambino e la famiglia anche durante il campo stesso.

Più di questo, come genitori, non possiamo fare: non elimineremo certo i rischi dalla vita dei nostri figli ma potremo, nei limiti del possibile, minimizzarli. Le alternative, del resto, sono entrambe perniciose: tenerli sotto le nostre ali senza farli crescere o non dare loro né guida né esempio.

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