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Il nostro cervello prova felicità vicino all'acqua

La pubblicazione raccoglie oltre dieci anni di ricerca scientifica che dimostrano come la vicinanza all’acqua stimoli il cervello umano e lo incentivi al rilascio di sostanze chimiche come dopamina, serotonina e ossitocina, veicoli della nostra felicità.

In questi oltre 30 anni di attività e di turismo, noi di Campi Avventura abbiamo potuto constatare direttamente sulla nostra pelle, anzi sui sorrisi dei nostri ragazzi, la veridicità di quanto postulato da W.J.Nichols. Il riscontro scientifico ha un valore intrinseco per noi e per la qualità delle nostre proposte, ma è soltanto un’ulteriore conferma che il mare non è solo uno svago, un’opzione per il relax estivo, una voce di una scelta dicotomica, la destinazione di una domenica afosa. Il mare è una cura, la più grande, la più antica.

Nei nostri campi estivi il mare è un fil rouge immancabile, ed inoltre tendiamo a far conoscere ai ragazzi quanti più luoghi marini possibili: non solo per il puro gusto della scoperta, ma perché crediamo che il mare viva in simbiosi con ciò che lo circonda, con il litorale, con la costa o con la scogliera che lo abbraccia, si modificano a vicenda, come due facce della stessa medaglia non possono prescindere l’uno dall’altra.

Ecco le cinque teorie tratte dal libro di Nichols.

1) L’acqua ci riporta al nostro stato naturale
Siamo connessi all’acqua fin dal principio della nostra vita. Il corpo dei bambini è composto per il 75% da acqua. Invecchiando diminuisce al 60%, ma il nostro cervello è ancora acqua per tre quarti e le nostre ossa per il 31%.
Il cervello reagisce con piacere all’acqua perché – come scrive Nichols – “i nostri antenati vennero fuori dall’acqua ed evolsero le loro capacità dal nuotare allo strisciare fino al camminare. I feti umani, nelle prime fasi di sviluppo, hanno ancora strutture simili a fessure branchiali”, e l’acqua nelle nostre cellule “può essere paragonata a quella che si trova nel mare”. Questa connessione biologica all’acqua – spiega Nichols - sollecita una risposta immediata nei nostri cervelli. Questo è il motivo per cui, quando vediamo o ascoltiamo l’oceano, sappiamo di essere “nel posto giusto”.

2) Lungo la costa siamo più rilassati
Secondo uno studio citato nel libro, per calmarci a livello subconscio basta anche solo osservare un paesaggio marino. Tramite risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno notato che guardare immagini di natura fa attivare le parti del nostro cervello associate “a un atteggiamento positivo, alla stabilità emotiva e al recupero di ricordi felici”. Al contrario, alla vista di paesaggi cittadini si “accendono” principalmente le aree collegate allo stress. Tra tutti i paesaggi naturali, sono quelli marittimi i migliori per il nostro cervello.

3) Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa ancora meglio
Lo stesso discorso vale per la vita reale. Nichols cita uno studio del 2011 in cui una applicazione chiamata Mappiness ha tracciato i livelli di benessere di circa 22 mila utenti. Ai partecipanti veniva chiesto di valutare il loro grado di felicità in diversi momenti. Secondo le risposte inviate (più di un milione), non solo le persone erano più serene quando erano all’aria aperta, ma erano più felici del 5,2% quando si trovavano vicino a un corpo d’acqua.

4) L’acqua ringiovanisce le menti stanche
Al giorno d’oggi, con tutta la tecnologia che ci circonda, il nostro cervello ha ancora più bisogno di ricaricarsi. Secondo Nichols, in questo nulla può superare l’acqua.
In questo caso il riferimento è a uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology, in cui si analizza il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti: uno a cui erano state assegnate stanze con viste più paesaggistiche (alberi, laghi, prati) e un altro a cui erano state date stanze su vedute più urbane. Il primo gruppo non solo aveva risultati più brillanti, ma dimostrava anche una maggiore capacità di attenzione funzionale.

5) Il blu dà sollievo
A quanto pare il blu è anche il colore preferito del mondo. L’autore cita un progetto di ricerca del 2003, in cui è stato chiesto a 232 persone in tutto il mondo di indicare il proprio colore preferito. Ancora una volta, il blu. Nichols non si mostra per niente sorpreso: siamo evoluti in un pianeta che è principalmente fatto di sfumature d’acqua e cielo blu, è comprensibile che il nostro cervello sorrida di fronte a questo spettacolo.

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